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Onorato: «Questa Coppa non ci piace»
VALENCIA – «Qui non ci sono undici sfidanti, ma dodici. E il dodicesimo, l’Ac Management, ha già vinto prendendosi gli sponsor. Noi siamo qui per fare bene e non per partecipare a serate ed eventi, non ci andremo. E che ci diano pure degli asociali. Questa Coppa così com’è non ci piace. Voglio rientrare alla base e pensare alla gara del giorno dopo. Dopotutto questa rimane una c… di regata”.
Vincenzo Onorato
Vincenzo Onorato
SCHERMAGLIE - «Questa» regata è la Coppa America, che scatta con la Vuitton Cup a meta’ aprile. E lo sfogo di Vincenzo Onorato, gran capo della sfida Mascalzone Latino Capitalia, a un mese e mezzo dal via delle competizioni è particolarmente duro. La sfida, ancora prima che in mare, comincia a terra. Per esempio sugli impegni dell’organizzazione di sistemare l’area alle spalle della base di Mascalzone (ma anche dei team cinese, tedesco, francese e spagnolo), che nel porto della Coppa America sono sulla banchina meno «nobile» e meno attrezzata. O, ancora, sulla possibilità, per ora in dubbio, che gli ospiti del team e dello sponsor possano assistere alle regate da bordo di una nave della flotta di Onorato.
¦ E intanto la Coppa è in tour: da Parigi arriva a Roma
COSTI E RICAVI - Il confronto fra i team e l’America’s Cup Management, creatura voluta dal detentore Alinghi per organizzare e gestire la manifestazione, come si vede non è senza tensioni. Motivo del contendere, soprattutto, la gestione delle attivita’ degli sponsor dei singoli sfidanti. E, alla fine, anche il costo complessivo che i team devono sopportare dopo oltre due anni di regate, spostamenti e preparazione. Ci sono sfide da 60 milioni di euro, come quella di Mascalzone, ma anche da 85 come nel caso di Luna Rossa o anche superiori, come per esempio quella di Bmw Oracle. Logico che tutti chiedano adeguata visibilità per i propri sponsor e un atteggiamento più aperto da parte dell’organizzazione.
LA PREPARAZIONE - Intanto il team continua la preparazione in acqua con Ita 90 e la nuova Ita 99, varata a fine gennaio. «Siamo soddisfatti – dice il team manager Mauro Pelaschier – del nuovo scafo. E adesso anche di Ita 90» sottintendendo il lavoro di sviluppo fatto sulla prima nata. Il primo aprile, nel giorno dell’unveiling, tutti gli sfidanti dovranno essere pronti e mostrare senza teli protettivi le barche che intendono utilizzare nella Vuitton Cup. Ma non c’e’ soltanto il lavoro tecnico e sportivo nei piani di Mascalzone, che il primo marzo, a Napoli, organizza un grande abbraccio con la cittaà, e in particolare con gli studenti, per rimarcare l’origine partenopea della sfida che sogna di portare in quel golfo il trofeo sportivo piu’ antico.