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Super Bowl, la rivincita delle «minoranze»
Iniziative per «convertire» al football la comunità ispanica e per la prima volta due coach neri: mai prima un tecnico afroamericano era stato in finale. In campo Chicago Bears e Indianapolis Colts
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MIAMI - Va in scena il Super Bowl, l'evento sportivo dell'anno negli Usa. E come è già accaduto in passato, concentra su di sè attenzioni che vanno oltre la sfida sportiva. Dal patriottismo del dopo 11 settembre al tema «morale» legato allo show (dopo il seno esibito di Janet Jackson e la censura sui testi degli Stones) fino al prezzo sempre più alto degli spot, la vetrina è ogni anno diversa e ben più ricca del libro degli schemi dei coach.
Il trofeo e i caschi delle due finaliste (Ap)
Il trofeo e i caschi delle due finaliste (Ap)
SICUREZZA - Quest'anno la finale del football americano si disputa al Dolphins Stadium di Miami fra i Chicago Bears e gli Indianapolis Colts, città del Midwest che distano poco più di 300 chilometri fra loro. In teoria un motivo per ridurre l'interesse, almeno in ambito locale, visto che la popolazione della zona di Miami, in Florida, è in maggioranza ispanica e predilige il baseball e il calcio. Eppure non è così. Non soltanto perché prima della finale la National Football League ha promosso una serie di eventi per avvicinare gli ispanici al football. Ma anche per altri motivi. Per esempio: un doppio piano di sicurezza pronto perchè la Miami cubana ha da tempo pronta una grande festa, in un altro stadio della città, per festeggiare la morte di Castro. Non una bella cosa da augurarsi e, per la polizia, soprattutto in questo weekend. Altro esempio, questo più edificante: per la prima volta i due coach del Superbowl sono neri, una vittoria per gli afroamericani che finora hanno avuto ruoli vincenti nella Nfl solo da giocatori.
Da sinistra, Lovie Smith e Tony Dungy, i due coach (Ap)
Da sinistra, Lovie Smith e Tony Dungy, i due coach (Ap)
TECNICI E PRONOSTICI - Lovie Smith e Tony Dungy, i due tecnici al timone di Chicago Bears e Indianapolis Colts, hanno abbattuto la barriera più dura a morire nella storia del football, che nei 41 anni dell’era modena della Nfl aveva visto arrivare al Super Bowl solo squadre allenate da coach bianchi. Un paradosso che ha resistito a decenni di integrazione progressiva e di scetticismi spesso dettati da un qualcosa a metà tra superstizione e razzismo. Bears e Colts arrivano all'atto conclusivo del campionato dopo aver battuto nelle finali di Conference, rispettivamente, i Saints di New Orleans e i New England Patriots, vincitori dell'edizione 2004. Anche per questo i Colts vengono dati per favoriti. Sylvester Stallone è sicuro: «Vincono i Colts 38-30: sono la squadra del destino, niente può essere più duro di tutto quello che hanno giá superato». A Hollywood, vota per Indianapolis anche Charlie Sheen: «Vincono i Colts 37-33: loro non sbagliano, Chicago sì». Paul Newman invece pronostica la vittoria dei Bears per 21-10. «Avrei preferito vedere i Bears contro i New England Patriots ma penso che riusciranno a battere anche i Colts». Anche Gary Sinise, star di CSI New York, scommette su Chicago: «Vinceranno i Bears, me lo sento dall'inizio della stagione. Sapevo che avrebbero vinto anche nel 1986».
Prince all'anteprima dello show del Super Bowl (Ap)
Prince all'anteprima dello show del Super Bowl (Ap)
PRINCE E LA TV - Alle 18 di domenica, la mezzanotte in Italia, dunque, scatta il grande show, davanti a 75mila spettatori allo stadio e una sterminata platea televisiva per la quale si preparano spot da 2,5 milioni di dollari per 30 secondi. Occhio di riguardo anche per lo show musicale dell'intervallo affidato a Prince mentre sarà Billy Joel a intonare l'inno nazionale prima del match. La finale d sarà trasmessa in diretta in Italia su Sky Sport 2 (dalle 23,15 uno speciale su tutta la stagione) con replica lunedì 5 febbraio alle 22,45.
02 febbraio 2007