Detroit, apre il Salone della crisi
10 gennaio
2009 tratto da: Il Sole 24 ore
L'avvio dell'anno nuovo non ha portato nessuna schiarita all'orizzonte per
il settore auto: i dati di vendita che affluiscono dalle case costruttrici
confermano che il 2008 è andato male (con qualche eccezione significativa) e
la fine dell'anno promette ancora peggio. Mentre c'è chi porta i libri in
tribunale (
Ssangyong)
e chi cerca i fondi per non finirci (
Opel),
domani apre i battenti il Salone dell'Auto di Detroit, il più importante per
il mercato americano.
In queste circostanze, il Salone rischia di somigliare più a una veglia di
preghiera che a una festa. Molti costruttori hanno dato forfait (dalla
Nissan
alla
Rolls
Royce, dalla
Ferrari alla
Mitsubishi) lasciando spazio, per la prima volta tra gli stand "nobili",
alle cinesi Byd e Brilliance. Ma soprattutto, il Salone di quest'anno arriva
con due dei tre costruttori locali –
General Motors e
Chrysler – impegnati in una battaglia per evitare il fallimento. Dopo
l'arrivo dei prestiti statali le due aziende sono impegnate in negoziati
serrati con sindacati, obbligazionisti e fornitori per un piano di riassetto
che assicuri la sopravvivenza di lungo periodo. Proprio ieri dai documenti
depositati da Gm presso la Sec è emerso che un eventuale sciopero nel corso
dei negoziati farebbe scattare la clausola di default sui prestiti, rendendo
in pratica inevitabile la procedura fallimentare; una clausola che
indebolisce la posizione dei sindacati. Alla lista dei potenziali candidati
al ruolo di "zar dell'auto", ovvero di supervisore per conto del Governo, si
è aggiunto Steve Rattner, ex giornalista ed ex partner della banca d'affari
Lazard, attualmente finanziere al Quadrangle Group.
In Germania intanto procede l'iter per la concessione degli aiuti statali
chiesti dalla
Opel
(a sua volta controllata da General Motors): il governo tedesco ha promesso
garanzie condizionate per il salvataggio per 1,8 miliardi di euro, più di
quanto chiesto inizialmente dalla casa. Lo ha detto Joachim Winkler,
portavoce del ministero dell' Economia della Renania-Palatinato, uno dei Land
tedeschi in cui Opel ha degli stabilimenti. I finanziamenti non sono ancora
definiti: nell' incontro previsto martedì con il ministero dell' Economia
tedesco e i quattro Land, Opel dovrà dimostrare che i prestiti saranno
circoscritti alle attività in Germania, ha spiegato Winkler, e non dirottati
verso la casamadre.
Come detto all'inizio, i consuntivi di vendita a livello mondiale restano
negativi.
Bmw e
Renault hanno contenuto nel 4% il calo dei rispettivi gruppi
su base annuale (4,3% e 4,2%, rispettivamente); ma il mese di dicembre ha
visto un tonfo del 26% per la casa bavarese e del 28% per quella francese. I
dati dei due gruppi europei mostrano una paradossale dicotomia del mercato:
se infatti tra le marche della Bmw spicca il successo di Rolls Royce, che ha
aumentato le consegne del 20% in un anno a circa 1.200 unità, la scuderia
Renault è guidata dal marchio a basso costo Dacia (+11,7% le consegne 2008).
Bene anche Mini (+4% nell' anno). Tra i vincenti di un anno difficile c'è
infine l' Audi, che ha aumentato le vendite per il 13° anno consecutivo e ha
superato la soglia del milione di auto vendute; un successo confermato anche
a dicembre, con un +17% grazie al lancio di nuovi modelli come la A4 e la
Q5.
Nissan che pure l'anno scorso in Europa ha superato quota 600mila unità con
un +5,5%, grazie al boom del mercato russo, ha annunciato giovedì che
taglierà 1.200 posti (400 lavoratori a termine e 800 assunti a tempo
indeterminato) dall'impianto britannico di Sunderland; quest'ultimo è il
maggior produttore ed esportatore di auto in Gran Bretagna. Nissan ha visto
a dicembre un calo del 25% sul mercato europeo, non dissimile da quello
degli altri big, e alla luce delle previsioni negative per il 2009 ha deciso
di tagliare subito i costi. Ieri anche il gruppo Peugeot-Citroen ha
annunciato una riduzione della produzione negil impianti di Rennes e Sochaux.